Aggiornato l’ultima volta il: 07/03/2026
Dopo anni di silenzio, rinvii e meme sull’attesa infinita, Hollow Knight: Silksong è finalmente realtà. Il Team Cherry,ormai storici sviluppatori indie, torna con l’arduo compito di superare uno dei metroidvania più amati e influenti di sempre,Hollow Knight,di cui puoi leggere la recensione. L’ombra lunga del primo capitolo aleggia su ogni pixel di questa nuova avventura, ma già dai primi minuti si percepisce che Hornet non è qui per copiare il Cavaliere, bensì per danzare sul filo della lama — letteralmente.
Silksong alza l’asticella in tutto: animazioni più fluide, ritmo più serrato, e un mondo ancora più vasto e verticale, il regno di Pharloom, pieno di creature eleganti e micidiali. Non è solo un seguito, ma un’evoluzione naturale — quella di uno studio piccolo che, contro ogni logica, continua a muoversi come un colosso dell’indie gaming.
Ti consiglio di leggere anche la mia guida su Hollow Knight!
2. Trama e ambientazione: il misterioso regno di Pharloom
In Silksong, la protagonista è Hornet, la temibile e agile guerriera già vista nel primo Hollow Knight. Rapita e portata lontano da Hallownest, si risveglia in Pharloom, un regno dorato in superficie, luminoso ma ingannevolmente letale. Qui, ogni tempio, città e caverna è una trappola avvolta nella bellezza: un luogo dove l’eleganza architettonica convive con la crudeltà degli insetti che lo abitano.
La trama si svela con la stessa lentezza poetica del predecessore. I dialoghi sono rari ma incisivi, i simboli raccontano più delle parole, e la narrativa ambientale fa il grosso del lavoro. Il giocatore è invitato a costruire il senso del viaggio di Hornet da solo, interpretando frammenti di storie e antichi culti perduti.
Pharloom non è solo un nuovo scenario, ma un personaggio vero e proprio — vivo, ostile, e pieno di misteri. È un mondo che ti premia se osservi, e ti punisce se corri.

3. Gameplay e combattimento: agilità letale
Silksong è un balletto di precisione e brutalità. Hornet non è un cavaliere pesante e metodico come il protagonista del primo capitolo: è veloce, scattante e spietata. Il combattimento si basa tutto sul ritmo e sul movimento, e ogni errore si paga caro. Non basta attaccare — bisogna danzare, schivare, anticipare.
Le nuove abilità cambiano drasticamente l’approccio al gameplay. Hornet può curarsi in corsa, scalare pareti con più agilità e utilizzare aghi da lancio per colpire a distanza. Ogni battaglia diventa una coreografia micidiale dove l’aggressività è spesso la miglior difesa.
Il feeling dei colpi è più reattivo, le animazioni più morbide, e la fisica dei nemici più imprevedibile. Il risultato è un sistema di combattimento più dinamico e tecnico, che però non perdona i distratti: Silksong è pensato per chi ama morire dieci volte… e divertirsi ogni volta di più.

4. Esplorazione e level design: il piacere della scoperta
Il regno di Pharloom è un labirinto vivo che si apre come un fiore velenoso. Ogni area ha una personalità distinta — città sospese, rovine dorate, giardini tossici — e ognuna nasconde percorsi segreti, nemici unici e ricompense per i giocatori più curiosi.
La struttura resta quella classica del metroidvania: si avanza, si ottiene un nuovo potere, e si torna indietro per aprire ciò che prima era inaccessibile. Ma Silksong riesce a rendere familiare questa formula con una verticalità impressionante. Non si esplora solo in orizzontale: qui si scala, si precipita, si plana. Pharloom sembra respirare, e la mappa diventa una tela viva da decifrare.
L’esplorazione non è mai un semplice riempitivo — è una conversazione silenziosa col mondo. Ogni scorciatoia scoperta e ogni stanza segreta trovata dà la sensazione di aver
guadagnato qualcosa con l’astuzia, non solo con il progresso.

5. Boss fight e difficoltà: tra sfida e frustrazione
Se Hollow Knight era tosto, Silksong è una dichiarazione di guerra. Le boss fight sono il cuore pulsante dell’esperienza: rapide, spietate e incredibilmente coreografate. Ogni avversario ha un design unico e un pattern studiato per testare riflessi e sangue freddo.
Hornet, con la sua agilità, invita a combattere in modo aggressivo, ma il gioco punisce ogni eccesso di fiducia. Alcuni boss sembrano veri esami di nervi: imparare i loro movimenti, capire il momento giusto per colpire, e poi farlo per minuti senza sbagliare — è puro zen in salsa sadica.
Eppure, quando finalmente li batti, la soddisfazione è totale. Silksong non regala vittorie, ma te le fa sudare fino all’ultimo punto vita. È un titolo che pretende dedizione, ma sa ricompensare con la sensazione più rara nel gaming: quella di essere davvero migliorato.
6. Direzione artistica e colonna sonora: un mondo vivo e sonoro
Visivamente, Silksong è un piccolo capolavoro. Ogni area è disegnata a mano con una cura quasi ossessiva, unendo tinte più calde e dorate rispetto ai toni freddi di Hallownest. L’atmosfera è sospesa tra il sogno e l’incubo: la luce non rassicura, anzi, spesso nasconde il pericolo dietro le ombre più eleganti.
Christopher Larkin torna alla colonna sonora e si supera. I temi musicali di Pharloom alternano melodie delicate a improvvise esplosioni orchestrali, amplificando tensione e malinconia. Ogni boss ha una sua identità sonora, e la musica sembra respirare insieme al combattimento.
Non è solo estetica: la direzione artistica diventa parte integrante dell’esperienza di gioco. Silksong parla attraverso i suoi colori, i suoi suoni e i suoi silenzi. È un mondo che non si limita a essere bello — ti cattura e ti consuma lentamente…come un ragno con la preda…
7. Prestazioni tecniche e ottimizzazione
Dal punto di vista tecnico, Silksong dimostra che il Team Cherry, pur essendo minuscolo, sa lavorare come uno studio di grandi dimensioni. Su PC gira fluido anche su configurazioni modeste, con caricamenti rapidissimi e nessun calo di frame significativo. Le versioni console mantengono una stabilità sorprendente, e anche su Nintendo Switch il gioco regge egregiamente grazie a un’ottimizzazione quasi chirurgica.
Qualche bug minore è presente — animazioni che si incastrano o collisioni strane qua e là — ma niente che rovini l’esperienza. Già nelle prime patch post-lancio molti problemi sono stati risolti, segno che il supporto degli sviluppatori è costante.
In un’epoca di giochi lanciati a metà, Silksong è una rarità: un titolo rifinito, compatto, che rispetta il giocatore. E quando un indie fa le cose meglio di molti tripla A, beh… un applauso è d’obbligo.
8. Differenze rispetto a Hollow Knight
Silksong non è un semplice “Hollow Knight con Hornet”. È più rapido, più tecnico e decisamente più verticale. Dove il primo capitolo era contemplativo e pesante nei movimenti, qui tutto vibra di energia e agilità: Hornet è una protagonista che vive di velocità, e il level design si adatta di conseguenza.
Il sistema di cura, basato su perline e crafting, sostituisce il classico “anima e focus” e spinge a uno stile di gioco più aggressivo. Anche la progressione è più diretta: si sbloccano abilità e strumenti che modificano radicalmente il modo di affrontare l’ambiente, rendendo l’esplorazione più fluida.
Sul fronte narrativo, invece, Silksong mantiene l’approccio criptico di Hollow Knight, ma con toni leggermente più luminosi e tematiche legate all’ascesa e alla redenzione. È, in sostanza, lo stesso universo — ma raccontato dal lato opposto dello specchio.
9. Punti di forza e debolezze
Punti di forza:
● Gameplay più rapido, tecnico e soddisfacente
● Direzione artistica e colonna sonora eccezionali
● Level design verticale e pieno di segreti
● Boss fight memorabili e sfide ben calibrate
● Ottimizzazione impeccabile su tutte le piattaforme
Debolezze:
● Difficoltà che può scoraggiare i giocatori meno esperti
● Narrazione ancora troppo criptica per chi cerca una storia chiara
● Alcune aree leggermente ripetitive verso la fine
● Sistema di crafting che richiede un po’ di grind
Nel complesso, Silksong è una lezione di design indipendente: preciso, curato, e pensato per chi ama soffrire con stile.
10. Conclusione e voto finale
Hollow Knight: Silksong non tradisce le aspettative: le supera con grazia e ferocia. È un titolo che mette alla prova abilità, pazienza e curiosità, ma in cambio offre una delle esperienze più complete e appaganti del genere. Ogni salto, ogni duello, ogni sconfitta ha un peso. È difficile, sì — ma anche profondamente gratificante.
Il Team Cherry dimostra ancora una volta che la passione può battere i budget milionari. Silksong è poesia in movimento, una sinfonia di precisione e disperazione che merita di essere vissuta fino all’ultimo colpo di ago.
Voto finale: 8,5 / 10
Un capolavoro moderno, non perfetto ma incredibilmente vicino.
Scritto da Nightcore





